Il tentativo di comprendere le dinamiche geopolitiche conseguenti le campagne di vaccinazione di massa contro il SARS-CoV-2 rivela le posizioni dei diversi attori internazionali e nazionali sul campo. In Europa, la strategia di collaborazione portata avanti dall’Unione europea a nome degli Stati membri mira a ottenere quantità sufficienti di vaccino a prezzi competitivi dalle case farmaceutiche dei sieri approvati dall’Agenzia Europea del Farmaco. Laddove invece l’euroscetticismo e l’opposizione alle politiche di Bruxelles è in forte crescita, il ruolo della Cina e della Federazione Russa evidenziano non solo la natura competitiva del mercato dei vaccini, ma anche i rischi legati allo scenario europeo. La corsa all’approvvigionamento del vaccino russo Sputnik V è stata mediaticamente presentata attraverso una retorica simile a quella della Guerra Fredda. Il suo lancio è inoltre stato accompagnato dalla creazione di canali social, come l’account Twitter @sputnikvaccine che da marzo è stato riconosciuto come verificato dalla stessa piattaforma ed è attivo anche nel rispondere a critiche e dubbi sollevati da altri account istituzionali, oltre che in un’attenta opera di marketing. La campagna di promozione da parte di Mosca desta parecchie preoccupazioni da parte di molti Stati dell’Unione Europea e in procinto di diventare Paesi membri dell’unione: il timore maggiore è che la vendita di dosi di vaccino sia in realtà un cavallo di Troia per altri tipi di influenza, specialmente nell’Europa centro-orientale.

A questo proposito può invece sorprendere la reazione della Commissione europea, che invece ha più volte negato di considerare le trattative per l’acquisto e la somministrazione dei vaccini provenienti dai suoi maggiori competitors strategici come momenti di rilevanza politica. La strada scelta da Bruxelles è invece quella di puntare tutto sull’iniziativa COVAX, dichiarando che il vero nemico da sconfiggere sia il virus e accettando quindi di sottoporre sia il vaccino russo che quello cinese al processo di approvazione dell’agenzia europea del farmaco.

In questo scenario, la partita dei vaccini nei Paesi del gruppo di Visegrad si inserisce nel complesso quadro di relazioni tra i singoli Stati come Polonia, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca, e le istituzioni europee. Il piano europeo di approvvigionamento congiunto prevede che l’acquisto di dosi venga effettuato dalla Commissione a fronte di un finanziamento cospicuo della spesa e poi distribuita proporzionalmente ai vari enti nazionali. popolazione degli Stati membri. Nonostante questo fosse pensato per garantire una migliore posizione negoziale rispetto a quella dei singoli stati membri, la lentezza del processo e il contemporaneo aggravarsi della pandemia ha reso inizialmente insufficienti le risorse messe a disposizione dagli Stati, che hanno quindi cercato soluzioni alternative rivolgendosi ad Est.

 

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