Le tensioni ed i disordini sociali oramai sono all’ordine del giorno. Negli ultimi anni infatti il fenomeno si è intensificato a livelli esponenziali, rivelando problematiche e disequilibri sociali che le popolazioni non sono più disposte a tollerare. Un sentimento di protesta comune si sta muovendo all’interno dei tessuti sociali che compongono gli ecosistemi attuali: complice sicuramente anche la pandemia, che ha esacerbato le condizioni di vita di diverse popolazioni già in difficoltà. Tale sentimento si traduce in azioni che, spesso, possono sfociare in violenza ed ostilità, arrecando danni anche al tessuto economico che funge da scenario degli scontri.

I rischi per le imprese sono molteplici. Dagli impatti sulla safety del personale a quelli sulla continuità operativa, le conseguenze derivanti dai disordini sociali possono procurare ingenti perdite per le aziende. Per tale motivo diventa allora necessario monitorare preventivamente il fenomeno, esaminando nel dettaglio i fattori precipitanti alla base delle proteste ed il contesto in cui esse si manifestano.

Il presente lavoro intende dunque fornire un’analisi dei settori industriali comunemente più impattati dai disordini sociali analizzando tre tipologie di protesta tra loro differenti sia per il trigger che scatenato l’evento sia per il contesto in cui si è verificato. L’obiettivo finale è quello di fornire alle imprese un framework iniziale che, corroborato da ulteriori studi ed analisi, possa essere utile a predisporre le strategie di risk management più idonee tra l’accettazione, eliminazione, mitigazione o trasferimento del rischio.

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