Lo scorso 7 Luglio a Niamey, capitale del Niger, si è concluso il summit dei capi di governo africani con il quale è stata ratificata la nascita dell’AfCTA (African Continental Free Trade Area), ossia l’area di libero scambio più grande al mondo per numero di Paesi coinvolti (55) e che è destinata a creare un’Africa senza dazi, capace di far crescere le aziende e le industrie locali, nonché l’occupazione e il commercio. L’accordo si pone l’obiettivo di accrescere il commercio intra-africano, che fino ad oggi rappresenta il 17% degli scambi totali del continente e il cui volume potrebbe aumentare, secondo una stima dell’ECA (Economic Commission for Africa), di oltre il 50% entro il 2022 (rispetto al 2010).

Questo processo di industrializzazione, minato da una grande carenza di infrastrutture, vaste aree di instabilità determinate da scontri, terrorismo, guerre a bassa intensità, eccessiva burocrazia e corruzione, ha aperto un mercato che interessa a molti e in particolar modo ai principali competitor dell’area: Cina e Unione Europea.

Sullo sfondo della disputa commerciale e tecnologica con Washington, Pechino punta a creare, ormai da anni, corridoi economici con i partner africani, coinvolgendoli nel progetto “Nuova via della seta”, piano infrastrutturale per collegare, sia via terra che via mare, il sud-est asiatico, il Medio Oriente e l’Europa.

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