È del 20 novembre scorso la notizia della scomparsa del cooperante Silvia Romano rapita in Kenya – e di pochi giorni fa la notizia, non confermata da fonti ufficiali, della sua uccisione durante uno scontro a fuoco – mentre si trovava nel Paese per svolgere un progetto per la Onlus marchigiana Africa Milele. Il fenomeno del rapimento del personale umanitario in paese “caldi” è diventato un trend in crescita nell’ultimo periodo come confermato dalle tristi cronache giornalistiche.
Come avevamo fatto per il precedente lavoro sul “Il caso Bonatti e la carenza di strumenti di travel and theater risk per le corporate security italiane”1, in cui avevamo analizzato qual è la legislazione vigente in materia di sicurezza dei lavoratori all’estero e quali possono essere gli strumenti di mitigazione del rischio, il presente studio vuole cercare di capire qual è l’attuale sensibilità degli operatori umanitari in tema dei c.d. “rischi generici aggravati” e del security management, esaminare quali sono gli obblighi legislativi che le organizzazioni no-profit hanno per la tutela degli operanti in contesti ad alto rischio, nonché comprendere quanto il sistema Paese Italia sia conscio dei rischi del comparto cooperazione umanitaria.

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