In un ambiente così fortemente informatizzato e tecnologizzato come il nostro, il flusso di informazioni è continuo e incessante. Siamo quotidianamente immersi in reticoli informativi, comunicativi e semantici che stanno gradualmente ridisegnando il nostro ambiente, obbligandoci a ripensare alcune teorie che sino ad oggi davamo per consolidate. La storia sembra accelerare freneticamente e i dati e le informazioni sembrano accumularsi copiosamente in un groviglio convulso di tecniche e saperi. L’avvento dei calcolatori ha rivoluzionato il nostro modo di pensare iniziandoci alle grandi sfide computazionali e informazionali lanciate dalla nascente “Technological society”. Questa società, etichettata da alcuni come società rizomatica, è liquida e immateriale e spinge noi, i suoi “inforganismi”, a rivendicare nuovi spazi e a costruire nuove identità. Questo lungo e faticoso processo ci sta esponendo a strategie predatorie sia da parte di coloro che generano profitti attraverso la nostra “infoesistenza”, che da parte delle istituzioni deputate al controllo e alla sorveglianza. Lungi dall’aver maturato una coscienza collettiva che ci metta in guardia dai pericoli che stiamo correndo, continuiamo a comportarci da “sciame digitale”, vittime ignare dei bias cognitivi e delle euristiche indotti dai reali detentori del potere.

 

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