L’ideologia takfirista come strumento per la distruzione della tradizione islamica in Europa

di Gaetano Mauro Potenza

L’aver negato l’esistenza di un ordine divino superiore e l’aver costruito una società basata sui consumi di massa ha creato le premesse, nella società occidentale, per quelli che gli analisti chiamano rischi asimmetrici. Ed è propriamente il pensiero nichilista, un fenomeno non solo filosofico, che ci ha portati a insinuare il seme del vuoto nella nostra vita, identificato come libertà di scegliere il niente, che ha lasciato il campo libero per l’ingresso di altre correnti all’interno della nostra vita.

John Rawls, e altri più o meno noti prima di lui, hanno teorizzato che lo Stato secolarizzato, meglio noto come Stato liberale, è uno spazio vuoto relegato al privato. Nello spazio vuoto, però, il vuoto entra nel cuore dell’uomo e lo spinge a percorrere vie che portano alla distruzione stessa dello Stato liberale e dell’intera umanità.

Ed è il terrorismo di matrice religiosa, uno dei rischi asimmetrici più noti della nostra epoca, divenuto parte integrante del panorama urbano odierno, che ha assunto un ruolo di primo piano per essersi infiltrato proprio in quello spazio vuoto che lo stato occidentale ha lasciato, e che ha contribuito ad alimentare anche in territori dove i due mali del secolo, la negazione del divino e i consumi, non erano ancora riusciti a prevalere.

Ma è proprio in quei territori dal fascino orientale che si deve ricercare l’origine stessa di un fenomeno che sta minacciando la cultura occidentale e sta minando le fondamenta stessa della cultura islamica. L’introduzione di nuove forme di dottrine all’interno dell’islam tradizionale, infatti, ha generato un fenomeno poco noto al grande schermo, definito dai dotti come “ideologia takfirista” basata sulla pratica del “takfîr”, termine arabo che viene utilizzato per indicare una “scomunica” che viene irrogata nei confronti di un soggetto dichiaratosi appartenente ad una religione diversa dall’Islam dopo esser stato musulmano.

Ed è proprio sul concetto di “essere musulmano” e di “Islam” che l’ideologia takfirista ha agito e sta agendo, riuscendo a ritagliarsi un grande spazio per la concretizzazione del più grande scisma che l’Islam abbia mai conosciuto con la creazione qui ed ora dell’ormai fu califfato di Daesh.

Brevi cenni sull’ideologia takfirista

Il terrore ha assunto un ruolo centrale nella moderna forma di terrorismo di matrice religiosa praticato dai takfiri nei confronti di quelle che gli stessi considerano come forze della contro-iniziazione, formate dagli scomunicati che non perseguono la loro visione di Islam.

L’origine della loro lotta va ricercata all’interno della loro concezione coranica di riferimento definita in maniera grossolana e ignorante dai media occidentali come “dottrina jihadista”. Nel 1979, il Generale di Brigata pakistano S. K. Malik, pubblica un librettino dal titolo “The quranic concept of war” con la prefazione di Allah Bukhsh K. Brohi, ex ambasciatore pakistano in India. Il Generale individua all’interno del Libro Sacro una concezione di guerra con una accezione particolare, ossia che la teoria bellica deriva direttamente da Dio. È dunque desumibile dal Libro Sacro, una verità rivelata (Dottrina Bellica Sacra) che va oltre la semplice teorizzazione che le società occidentali moderne hanno dato al concetto di guerra.

Il momento storico in cui si sviluppa il cuore della dottrina del Generale risulta emblematico per comprendere il suo orientamento dottrinale: la fine della guerra indo-pakistana del ’71 ed il massiccio flusso di rifugiati afghani aveva comportato una espansione della legge islamica nonché l’aggregazione di diverse scuole di pensiero afgane. Il periodo in esame portò alla costruzione di una ideologia basato essenzialmente su tre pilastri, che saranno le direttrici su cui si svilupperà l’intera strategia da al-Qaida a Daesh:

  1. la guerra deve solo servire la realizzazione della sovranità di Allah su questa terra attraverso il ristabilimento del califfato;
  2. l’unico obiettivo che conta in guerra è l’anima del infedele: i kafir devono essere convertiti all’Islam o essere uccisi;
  3. poiché l’anima è l’unico obiettivo che conta, il terrore è la migliore modalità di guerra.

L’inizio della guerra all’Islam nei territori europei ?

Purtroppo la pratica del “takfîr”, sostenuta in passato dai Paesi occidentali, è penetrata in alcuni ambienti della comunità islamica facendo proselitismo tra le masse ignoranti delle società musulmane, ed ancor più nelle comunità islamiche europee contagiate per decenni dal nichilismo, e questo ha portato ad orrende conseguenze, quali decapitazioni di innocenti, stupri e massacri di ogni genere a cui l’umanità intera ha assistito inerme dall’inizio delle primavere arabe.

Tuttavia le recenti sconfitte e perdite territoriali subite da Daesh, inteso qui come coagulato dell’ideologia accennata, stanno provocando un ritorno, e un non più interesse alla sua amministrazione materiale ma all’ideologia stessa che lo aveva generato. Per essere più precisi, gli obiettivi politico-militari derivanti dalle esigenze territoriali di Daesh potrebbero essere qui sostituiti con iniziative volte a rafforzare l’origine stessa della loro dottrina. Risulta dunque chiaro come il target prediletto nel prossimo futuro sia sempre più l’animo umano di due distinte ma uniti sottogruppi: gli scomunicati islamici ed i kafir.

Si sta assistendo infatti in questi ultimi mesi, in cui cerchiamo di prevenire le mosse future, ad una crescita esponenziale di attentati volti contro le comunità Sufi in particolar modo in Nord Africa, vedasi attacco in Egitto, strage terroristica nel villaggio di Rodah, ed in Libia in una zawia a Tripoli.

I Sufi, ed in particolar modo le comunità nordafricane, rappresentano il target prediletto per due ordini di ragioni, strategico e tattico: il primo, per ciò che rappresentano le comunità Sufi agli occhi di Daesh, persone che hanno tradito il loro vero Islam da attaccare ed eliminare; il secondo, per la crescente presenza di ex miliziani che hanno combattuto in Siria che si sono spostati in Egitto, Libia, Algeria e Tunisia.

Gli attacchi alle comunità Sufi stanno diventando di routine, non solo in Egitto o in Libia, ma in tutto il mondo islamico. Nel 2016, i militanti islamici del Mali hanno demolito mausolei storici, università e biblioteche nell’antica città commerciale di Timbuctu, nel Sahara. Nella Repubblica di Guinea, l’Islam tradizionale a vocazione iniziatica (sufismo) arretra di fronte ai colpi del wahabismo di matrice saudita, come più volte ripetuto dall’imam della grande moschea di Labé. Hossein Nasr, professore di studi islamici alla George Washington University espleta inoltre ulteriori argomentazioni a sostegno di un’attenzione particolare verso le comunità Sufi “Sufism is the most powerful antidote to the religious radicalism called fundamentalism as well as the most important source for responding to the challenges posed by modernism”.

Ma cosa potrebbe accadere quando gli infedeli diventano scomunicati?

È un recente articolo del Linkiesta, del febbraio del 2017, a portare alle cronache mediatiche una piccola comunità religiosa italiana, ossia i convertiti connazionali alla fede islamica.

Secondo Linkista infatti, sono sempre più i convertiti all’Islam in Italia, ma non per trasformarsi nella creazione mediatica dei famigerati “lupi solitari”, ma per cercare di colmare quel vuoto che lo Stato secolarizzato ha lasciato all’interno dei cuori del popolo occidentale, “C’è chi ha letto i testi di Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya – al secolo Réne Guénon, intellettuale “metafisico” francese – ed è approdato al credo Sufi. Chi è giunto alla stessa fede per necessità, perché voleva un rapporto più verticale e meno mediato con Dio e la spiritualità. Chi si converte perché semplicemente inizia a crederci; docenti e professori che s’innamorano della disciplina che studiano al punto di interiorizzarla, nomi noti dello star system che recitano gli hadith, talvolta, perché figli di un carattere non conformista che li porta a volersi distinguere. […] Altri sono militanti di estrema destra e sinistra che trovano in alcune parole d’ordine dell’Islam, spesso le stesse ma per ragioni diverse, una forte ribellione contro i valori (o disvalori) della società occidentale che prima contestavano solo su un piano politico. E la religione diventa per questi uno strumento, nuova benzina sulla necessità della lotta”.

È indubbio come i recenti avvenimenti possano configurare queste piccola comunità come un nuovo target per i seguaci dell’Isis, non solo in Italia ma in tutta Europa, poiché per la loro stessa genesi essi rappresentano la sintesi del nemico nell’ideologia takfirista.

2017-12-20T15:01:28+00:00 dicembre 20th, 2017|Inteligence, Pubblicazioni|