La Nigeria analizzata da Giovanni Di Gregorio

di Denise Serangelo

Direttamente collegata all’attuale condizione migratoria in cui si trova coinvolta l’Italia, la Nigeria è un Paese centrale per comprendere il fenomeno e trovare politiche concrete per poterlo arginare.
Perché siano studiate tutte le possibili mosse politiche e militari per fronteggiare l’emergenza, è bene che si abbia una panoramica analitica della situazione nigeriana nella sua totalità.
Abbiamo deciso di consultare, Giovanni Di Gregorio già appartenente alle Forze d’Elite dell’Esercito Italiano, due Lauree Universitarie e 4 Masters, nonché direttore Studi strategici del Centro Studi Analisi Geopolitica e Console Onorario.
Il Dottor Di Gregorio fornisce alle imprese italiane e non, prestazioni di business intelligence, security consulting e risk management in aree di crisi.
CEO e membro del Consiglio di Amministrazione, di importanti società come la SecPro Africa LTD, collabora con aziende multinazionali ed Enti Governativi nell’ambito dell’Intelligence e military support curandone tutti gli aspetti e assetti legati alla sicurezza industriale e allo sviluppo strategico. Cultore di Strategia Militare e Geopolitica Internazionale, oggi docente presso l’Università di Abuja con cattedra alla Facoltà di Criminologia, promuove e divulga tesi ed esperienze assimilati in anni di appartenenza con la redazione di numeri testi di carattere saggistico, narrativo e manualistico. Reporter e inviato di Jane’s Intelligence, Intelligence News, Tactical News Magazine, Defence Tribune e Difesa Online. Ha partecipato a numerose conferenze di carattere internazionali affrontando temi di geopolitica internazionale, intelligence & business intelligence, risk management in aree di crisi, antisequestro e attività di negoziazione, sicurezza e industria. Opera nelle nuove aree interessate dallo sviluppo economico, come Nigeria e westAfrica in genere, ma si muove anche in Medio Oriente tra Libano ed Emirati Arabi.

Dottore, la Nigeria viene raccontata, dai media e dai Think Tank italiani, come un Paese in uno stato di guerra civile, con grossi problemi di instabilità e sicurezza. Potrebbe descriverci le condizioni di sicurezza del Paese, anche alla luce delle sue attività lavorative, per capire se davvero chi giunge in Italia fugge da condizioni di vita precarie.

In Nigeria non vi è alcuna guerra e non vi sono fazioni che lottano tra loro. Esiste solo un gruppo di un migliaio di nigeriani che reclama l’indipendenza della Nigeria, ma questo non porta a nessun conflitto armato. È solo una protesta.

È uno Stato che crede nell’unità del Paese e lo fa grazie al suo federalismo.

Come non è presente la microcriminalità in quanto la polizia ed esercito eseguono un potere legislativo atto a punire il criminale. Infatti nelle grandi città raramente accade che si venga derubati durante la notte. A me personalmente è successo di andare a piedi alle 3 di notte causa rottura dell’auto, raggiungendo casa a 3 km circa, senza nessun problema.

Naturalmente esistono anche casi di rapimenti per estorsione nel sud del paese, zona petrolifera con alto numero di nigeriani facoltosi e espatriati , fenomeno del tutto gestibile anche con attività di negoziazione a livello privato, e la presenza della organizzazione terroristica di matrice islamica nel profondo nord est, fenomeno un po’ più difficile in quanto vi è la componente religiosa che mette da parte l’interesse economico.

Il fanatico religioso agisce solo per un suo ideale che lo avvicina ad Allah per ogni sua zione, quindi non considera l’aspetto economico dell’atto terroristico. Esempio per noi italiani è stato il sequestro e uccisione dell’ingegnere Trevisan. Rapito, appunto da Boko Haram che non hanno richiesto un riscatto per il rilascio, ma bensì, la liberazione di 4 terroristi che erano stati arrestati.

La maggioranza dei nigeriani che raggiungono l’Italia non appartengono a nessuna delle regioni che ho indicato.

Per lo più proviene da Edo State, centro-sud della Nigeria, zona ricca di materie prime e agricoltura. Diciamo che scappano dalla loro pigrizia. Il nigeriano, per sua natura si auto definisce “Lazy” ovvero pigro e a sfruttare tutte le occasioni, a titolo gratuito, di cui può avere un vantaggio.

Boko Haram è ancora in azione in Nigeria? Se sì in quale misura è una minaccia reale per la popolazione e come questa si organizza per fronteggiare il pericolo. La fuga dal Paese trae origine dal terrorismo e dalle persecuzioni di Boko Haram oppure no?

Boko Haram è un problema solo per l’esercito impegnato a combatterlo e risulta localizzato nel nord est della Nigeria coinvolgendo solo il 3% della popolazione.

I migranti dalla Nigeria sono definiti ‘economici’, perché scampano a una vita che non permette loro di vivere dignitosamente. Può spiegarci quali sono le reali condizioni economiche del Paese e se i migranti che giungono in Italia effettivamente non godono di buone condizioni economiche?

Come vede si contraddicono. Un migrante che scappa dalla guerra non è un migrante economico e viceversa.

La Nigeria è terra di grandi opportunità. Oltre al petrolio che rimane al primo posto in termini economici, in Nigeria si ha la possibilità di accedere a contratti governativi e privati nel settore delle costruzioni, agricoltura, portuali, food processing e minerali. Naturalmente, le aziende sono ben felici di lavorare in una nazione in cui peso fiscale è del 15% annui.

Chi ha voglia di lavorare, lavora, in particolare nel privato nel settore costruzioni, servizi e petrolio.

Le grandi aziende in collaborazione con il Governo Federale, organizzano corsi gratuiti per il futuro inserimento dei giovani.

Nigeriani che si specializzano in arti e mestieri con stipendi del tutto invidiabile al salario italiano. Esempio, un nigeriano, tecnico specializzato nel settore meccanico marittimo puo percepire anche $2500 al mese.

Un assistente di un executive fino a $2000 + benefit, che si traducono in accomodamento e trasporto.

Quali sono i rischi per l’Italia nell’accoglie un numero così alto di migranti nigeriani sul lungo periodo? Non è possibile attivare un memorandum per il rimpatrio di chi commette crimini e violenze in Italia oppure semplicemente di coloro che non hanno diritto di ricevere lo status di rifugiato.  Se questo memorandum esiste come mai i rimpatri avvengono con così poca frequenza?

In virtù di quanto detto prima, l’Italia rischia di avere un Numero elevato di nullafacenti e con poca abilità e voglia al lavoro.

Gente che è abituata a vivere alle spalle degli altri e che comunque nessuno di loro ha diritto allo status di rifugiato, in quanto non ce ne guerra ne dittatori.

Sicuramente andrebbe fatto un accordo bilaterale, come ha gia fatto la Libia che ha rimpatriato 248 nigeriani proprio qualche giorno fa.

La cooperazione italiana come può garantire un migliore supporto alle attività del Governo Nigeriano per diminuire il flusso di migranti verso le coste italiane?

Si suole pensare che si possa arginare il problema supportando il Governo Nigeriano, ma bisogna capire che non vi è soluzione contro la naturale attitudine al lassismo endemico.

La tratta ‘schiave del sesso’ dalla Nigeria, potrebbe parlarci approfonditamente della vicenda e spiegarci i meccanismi che ci sono dietro? La criminalità organizzata nigeriana è così ramificata da gestire un traffico di tale portata?

Anch’esse arrivano da Edo State, dove il cultismo e la magia nera sono una realtà ben profonda.

L’organizzazione con promesse lavorative all’estero, a cui vie e sottratto il passaporto appena arrivate in Europa, con regolare volo aereo pagato e le obbligano le donne a prostituirsi, pena l’uccisione dei membri della famiglia. La morte può accadere anche per intercessione della magia nera, almeno è questo che si dice.

Ma in realtà, i criminali sanno bene dove abitano i familiari e mandano dei sicari senza scrupoli.

Ma c’è una altra realtà, che certi perbenisti tengono nascosta.

Ovvero il più delle volte, sono i familiari stessi che vendono la figlia ai criminali, in quanto essendo donna non è produttiva come potrebbe essere un figlio maschio.

Il giro di affari in termini economici è davvero elevato, quindi l’organizzazione criminale ha un potere enorme.

Esistono delle forme di cooperazione giudiziaria che permettono di arginare questo fenomeno? Se la risposta è no, quali mosse suggerisce?

Esiste un protocollo di collaborazione tra varie Forze Polizia, incluso quella italiana e qualche agente nigeriano risiede a Torino e Roma per meglio identificare i difficili nomi nigeriani, specialmente quelli dell’area Igbo.
Tuttavia la collaborazione si ferma solo a questo punto, e non ad una vera attività investigativa volta ad indentificare gli individui pericolosi che lasciano il Paese per raggiungere l’Italia. Ma questo è dovuto anche ad una mancanza di un database centrale nigeriano, che permette la ricostruzione storica dei precedenti penali dei cittadini.

2017-12-20T12:54:36+00:00 dicembre 20th, 2017|Difesa e Sicurezza, Pubblicazioni|