Intervista con Daniel Pipes: il futuro della Siria e il modello di sicurezza israeliano


MIELI Rebecca

 

 

Daniel Pipes è direttore del Middle East Forum. È stato designato da George Bush a far parte del Consiglio dell’Istituto per la Pace, un organismo statunitense. Columnist, insignito di un premio per il New York Post e Jerusalem Post.  Il Wall Street Journal lo ha definito “un autorevole commentatore di Medio Oriente” L’MSNBC lo descrive come uno dei più noti “luminari politici di Medio Oriente”. Ha insegnato all’Università di Chicago, alla Harvard University e al U.S. Naval War College. Ha svolto diversi incarichi al Dipartimento di Stato e a quello della Difesa, ed è stato vice-presidente del Comitato Fullbright, che assegna borse di studio agli stranieri.. Pipes ha pubblicato per riviste come Atlantic Monthly, Commentary, Foreign Affairs, Harper’s National Review, New Republic e The Weekly Standard. Sono parecchi i quotidiani che diffondono i suoi articoli come Los Angeles Time, New York Times, Wall Street Journal e il Washington Post. Mr. Pipes fa parte della “Speciale Task Force in materia di Terrorismo e Tecnologia” al Dipartimento della Difesa. Membro di cinque comitati editoriali, ha testimoniato dinanzi a parecchie commissioni del Congresso e ha partecipato all’organizzazione di quattro campagne presidenziali. Nel 1994, Mr. Pipes ha fondato il Middle East Forum (www.MEForum.org), un’organizzazione no-profit indipendente, il cui scopo è quello di “promuovere gli interessi americani” attraverso pubblicazioni, attività di ricerca, di consulenza, di coinvolgimento dei media e di istruzione pubblica.

1) Come esperto di Geopolitica del Medio Oriente, come credi che si evolverà la situazione del conflitto in Siria ora che Raqqa è Caduta?

L’ISIS si è indebolita con il passare degli anni; la vera Guerra è tra gli stati che hanno combattuto questa guerra e che sono attivi nella regione (come Iran, Turchia e Israele) e a livello internazionale ma con interessi legati alla Siria ( Russia, Stati Uniti). E’ chiaro dunque che il futuro della Siria dipende da come si costruiranno le relazioni e le alleanze in futuro.

2) L’ISIS ha cambiato il modo in cui l’Intelligence combatte le minacce, ad esempio il terrorismo islamico?

Certamente il modus operandi dell’ISIS ha reso chiaro ai servizi di Intelligence in tutto il mondo che un messaggio potente e trasmesso attraverso i canali giusti può essere più efficace di pianificare, finanziare e armare i terroristi stessi.

3) Quale sarà il futuro delle armi chimiche e biologiche in Siria? Rappresentano una potenziale minaccia per Israele e per l’Europa?

Si, le armi di distruzione di massa di cui dispone la Siria rappresentano una immediata minaccia contro tutto il mondo.

4) Quale è al giorno d’oggi il ruolo dell’Iran nella regione? Sembra sempre più lampante l’intenzione dell’Iran di costruire un corridoio sciita con l’aiuto di Hezbollah tra Iraq e Siria. Potrebbe raggiungere il suo scopo? Quali misure dovrebbe adottare Israele per scongiurare la nascita di una roccaforte Iraniana in Siria?

Si, l’implosione di Iraq e Siria ha effetti in tutta la regione e ha prestato il fianco a una serie di opportunità per l’Iran di allargare la propria sfera d’influenza.  I Khomeinisti vogliono diffondere la loro interpretazione dell’Islam in tutto il mondo Musulmano e utilizzare quest’arma per allargare il proprio bacino di influenze. In questo modo l’Iran diventerebbe una potenza mondiale dotata non solo di un hard power non indifferente ( armi di distruzione di massa) ma anche di un potere economico (petrolio e gas) e sociale (islamismo).

Israele in questa circostanza deve mantenere un profilo basso ma fissare delle red line oltre il quale non permettere l’ingerenza dell’Iran ai suoi confini. Esattamente ciò che sta facendo adesso.

7) Quale credi che sarà il destino dei sunniti in Siria? Credi che preferiranno emigrare in altri paesi del Medio Oriente o europei?

A meno di importanti cambiamenti, appare chiaro che non esiste futuro per i Sunniti in Siria, nè per Cristiani o Yazidi.

8) L’ISIS sta per capitolare. Credi che l’Europa sarà costretta ad affrontare una nuova ondata di immigrazione a causa della fine della Guerra in Siria?

L’ISIS è un problema minore oggi; la domanda fondamentale da porsi è come le nazioni che hanno combattuto Daesh risolveranno le questioni territoriali. Io sono un pessimista e mi aspetto nuove ondate di rifugiati siriani alle porte dell’Europa.

9) Come potrà l’Europa combattere tutto questo capitale umano radicalizzato da anni di guerre?

Gli Europei dovrebbero prendere il controllo dei propri confine, indirizzando I rifugiati sunniti verso nazioni stabili come l’Arabia Saudita del quale condividono la cultura e la religione.

10) Credi che ci sia una possibilità che gli ex combattenti dell’ISIS finiranno con il convergere tra le fila di Al Qaeda? L’ISIS non ha più una leadership forte, ma tanto capitale umano, che in Al Qaeda troverebbe un’organizzazione pronta a riprendere con la Jihad.

Si, è possibile che l’indebolimento dell’ISIS possa condurre ad una serie di alleanze con altra organizzazione estremiste islamiche.

11)  Al Qaeda, ISIS, Hamas e Hezbollah. Quali sono le grandi differenze tra queste organizzazioni terroristiche?

Sono tutte islamiche e dirette verso il duplice obiettivo di imporre la legge islamica (Sharia) e costruire un Califfato. Ognuna di loro ha una specifica filosofia e diversi obiettivi, tattiche e sistemi di comando.

12) In che modo la minaccia terroristica contro Israele si differenzia da quella contro Europa e Stati Uniti?

Le differenze diminuiscono giorno dopo giorno. Certamente la minaccia contro Israele è più articolata mentre quella contro l’Europa e gli Stati Uniti è più sottile e difficile da interpretare.

13) Come percepiscono queste minacce i cittadini?

Americani, Israeliani ed Europei hanno imparato lentamente a combattere contro queste minacce, certamente però gli israeliani hanno avuto un’opportunità maggiore per capire l’entità di quello che hanno affrontato storicamente e questo ha garantito una certa consapevolezza. Gli americani sono solo meno miopi rispetto agli europei, ma solo leggermente.

14) Come si può restare nazioni liberal-democratiche una volta riconosciuto quanto grave è la minaccia che l’Europa sta affrontando?

Si puo, ma bisogna restringere alcune libertà per combattere il terrorismo di matrice islamica.

15)  Prendiamo come esempio la sicurezza aeroportuale. Gli Stati Uniti e Israele mantenegono sempre alta l’allerta quando si tratta di controlli in aeroporto, ma come convincere i cittadini europei, figli della “libertà di movimento” dell’Unione Europea, a sottoporsi a controlli cosi accurati e dispendiosi in termini di tempo?

La sicurezza aeroportuale è una questione banale rispetto al mantenimento della civiltà occidentale, che è ciò che la Jihad attuale sta minacciando. Al di fuori di Israele, non sembra ci sia la necessità di rafforzare la sicurezza in questo ambito.

16) Il Patrioct Act ha limitato numerose libertà nel nome della sicurezza, questo paradigm è ancora valido?

Si, non esiste via d’uscita da questa equazione. Credo che un restringimento delle libertà individuali in un breve periodo di tempo sia un prezzo giusto da pagare se si vuole sopravvivere “a lungo termine”. Esattamente come accade in tempo di guerra.

17) Come possono applicare queste misure gli stati europei?

Esattamente come gli Americani, ad esempio la recente legge francese “Projet de loi: renforçant la sécurité intérieure et la lutte contre le terrorisme,” chiamata La versione di Macron del Patriot Act.

18) Quali sono i rischi a lungo termine di queste migrazione senza precedent che sta sconvolgendo l’Europa?

Il rischio è la sostituzione della civiltà europea con una nova civiltà islamica.

19) Credi nella teoria dell’”Eurabia”?

Quando Bat Ye’or propose questa teoria per la prima volta nel 2002, ero scettico, non credevo in una teoria cospirativa come questa, basata sul presupposto che l’obiettivo dell’Islamismo fosse la sostituzione della civiltà europea. 15 anni dopo, e soprattutto dopo aver assistito alle sorprendenti azioni del cancelliere tedesco Angela Merkel, la trovo convincente. Non vedo altro modo per spiegare la spettacolare riluttanza a riconoscere il danno causato dall’immigrazione libera e dal cieco multiculturalismo.

2017-12-07T09:46:28+00:00 dicembre 7th, 2017|Inteligence, Pubblicazioni|