Il caso ONG-migranti. Analisi dei rischi e le ripercussioni sulla sicurezza nazionale

A partire dai mesi di settembre ed ottobre del 2016, la Procura di Catania, ha registrato una improvvisa e sempre maggiore presenza di unità navali afferenti alle ONG (Organizzazioni Non Governative) che operano nel Mediterraneo per il soccorso delle imbarcazioni con a bordo i migranti proveniente dai porti libici.

L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, più conosciuta con il nome di Frontex, aveva precedentemente sottolineato alle autorità giudiziarie questo fenomeno inconsueto evidenziando come negli ultimi due anni i trafficanti libici avessero mutato il loro modo di agire.

L’agenzia nel 2012 ha notato come i barconi con a bordo un numero rilevante ma non preoccupante di migranti giungessero fino alle rive di Lampedusa dove venivano soccorsi in acque nazionali italiane, dalla Guardia Costiera o dalla Marina Militare, dopo aver percorso un totale di circa 500km in mare aperto.

All’epoca l’Agenzia e le autorità italiane denunciarono la vicinanza delle coste maltesi e la poca collaborazione delle stesse autorità al fine di evitare le numerose perdite di vite umane nel Mediterraneo.

A seguito di diversi naufragi che hanno portato alla morte di centinaia di persone, il Governo italiano ha deliberato per l’apertura di una vasta missione di salvataggio in mare dei migranti che cercavano di attraversare il Canale di Sicilia, attuata a partire dal 18 ottobre 2013 dalle forze della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare italiane, l’operazione Mare Nostrum è stata la prima a fronteggiare le morti in mare in attesa di un coinvolgimento di organizzazioni sovra statuali come l’Unione Europea…

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2017-06-13T16:45:24+00:00 giugno 12th, 2017|Difesa e Sicurezza, Pubblicazioni|