Yemen: profilo di un conflitto multilivello

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Al Qaeda, ISIS, ribelli sciiti. Mercenari latinoamericani, droni statunitensi, invasioni di terra. Morti civili, migranti incontrollati in arrivo sulle coste, fratture sociali. Lo Yemen è tutto questo, e anche di più.

Il Paese più arretrato dell’intero Medio Oriente e Nord Africa, il cui travaglio comincia ufficialmente con la Primavera Araba (2011), con un ampio movimento popolare che nel 2012 riesce a rimuovere il presidente filo-saudita Saleh, in carica dal 1990, grazie alla mediazione del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Da quel momento, sia il movimento ribelle sciita degli Houthi sia AQAP (Al Qaeda nella Penisola Arabica) sia il Movimento Meridionale cominciano una rivolta rispettivamente nel nord e nel sud del Paese. Ufficiosamente comincia ancora prima, decenni prima, in quella punta meridionale del Golfo Arabo o Persico, come si preferisce. Il Paese più povero del Golfo, con una struttura sociale ove la lealtà alla propria tribù, città, clan è marcatamente più sentita dell’identità nazionale.

Un conflitto confuso, ad alleanze variabili, con troppi attori esterni coinvolti e con una copertura mediatica che tende a definirlo, semplicisticamente, una faida fra sciiti e sunniti (i primi rappresentano il 35% della popolazione, i secondi il 65%). La realtà è che lo Yemen è uno scontro stratificato, ma per comprenderlo bisogna partire dal principio.

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2017-03-18T13:24:15+00:00 settembre 28th, 2016|Difesa e Sicurezza, News, Pubblicazioni|